< Torna nell'area stampa

Decreto Ristori, mancano misure a sostegno del lavoro domestico


Decreto Ristori, mancano misure a sostegno del lavoro domestico

Decreto Ristori, mancano misure a sostegno del lavoro domestico

L’Associazione DOMINA chiede la modifica del decreto Ristori

DOMINA, Associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico, anche a seguito della memoria della Banca d’Italia alle commissioni competenti del Senato sul disegno di legge che dovrebbe convertire il cosiddetto decreto Ristori, segnala l’assoluta mancanza nel provvedimento di sostegni economici per i lavoratori impiegati nel comparto domestico sospesi dall’attività lavorativa a causa della pandemia. Anche nella seconda ondata COVID19 il lavoro domestico non è soggetto a misure equivalenti alle altre categorie.

“Abbiamo chiesto da tempo alle Istituzioni l’applicazione della cassa integrazione in deroga anche per il nostro settore”, afferma Lorenzo Gasparrini, segretario generale di DOMINA, “ora chiediamo che il Parlamento modifichi il decreto. La nostra preoccupazione è che, in assenza di un intervento, le famiglie procederanno a licenziamenti diffusi, come già avvenuto i mesi scorsi”. Continua: “Le famiglie non possono continuare a sostenere economicamente le proprie colf, badanti e babysitter che non possono prestare lavoro a causa del COVID19. È notizia di ieri che in Italia il reddito reale delle famiglie nel II trimestre è sceso del 7,2% a causa di assenza di aiuti e tutele durante la pandemia. Invece, grazie agli aiuti statali, negli altri Paesi sviluppati, il reddito disponibile è aumentato del 5,3%. ”.

Altra richiesta è l’indennità per i lavoratori domestici, assente nel recente Dpcm. Una misura necessaria, che nei primi mesi della pandemia ha dato respiro a oltre 200mila addetti del comparto: accolte 219.396 domande per un importo di 219mln di euro. Norma che tuttavia ha escluso più del 50% degli 860mila lavoratori domestici regolari, soprattutto quelli conviventi con i datori di lavoro. Di contro, i beneficiari sono stati appena un quarto (25,6%) di tutti i lavoratori domestici regolari in Italia.