LAVORO DOMESTICO, RINNOVATO IL CONTRATTO COLLETTIVO

Nuovo CCNL per datori e lavoratori domestici.

 Le Parti Sociali, al termine di un lungo percorso di contrattazione, firmano il rinnovo del CCNL sulla disciplina del rapporto di Lavoro Domestico.

“Il nuovo testo – afferma Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, Associazione Nazionale famiglie datori di lavoro domestico –  si rivolge ad un pubblico potenziale, contando anche il lavoro sommerso del settore (circa 58,3%), di 4 milioni di persone tra famiglie e lavoratori domestici. Questo CCNL si applica ad un settore che produce l’1,3% del PIL (18,96 miliardi di € di Valore Aggiunto)”.

Tra le principali novità ci sono:

  • l’estensione del periodo di prova a 30 giorni per tutti i lavoratori domestici,
  • l’indennità mensile di 100 € per i lavoratori CS o DS addetti all’assistenza di più di una persona non autosufficiente,
  • il livello unico per le baby-sitter,
  • aumento retribuzioni.

Nel nuovo CCNL è stato introdotto il valore della formazione. Punto fondamentale per dare dignità al lavoratore domestico e maggior tutela alla famiglia. “L’invecchiamento della popolazione – commenta Lorenzo Gasparrini – sta alterando il profilo del settore, negli ultimi anni sono costantemente aumentate le badanti (+11,5% dal 2012) e diminuite le colf (-32,1%). Il lavoro domestico sta diventando sempre più un lavoro di cura. Oltre all’attività di semplificazione del CCNL e di incremento delle tutele per datori e lavoratori svolto dalle Parti Sociali, serve una politica fiscale per sostenere le famiglie e incrementare l’emersione dal nero avviata con le 177.000 regolarizzazioni della Sanatoria”.

LAVORO DOMESTICO PROTAGONISTA DELLA SANATORIA CON l’85% DELLE DOMANDE

220 mila domande di regolarizzazione, 177 mila nel settore domestico.

Le domande di regolarizzazione sono state 207 mila per il comma 1, di cui l’85% nel settore domestico e il 15% in quello agricolo, e 13 mila per il comma 2. La sola gestione amministrativa della regolarizzazione ha portato un gettito per lo Stato di 30,3 milioni di euro, saldo tra i contributi forfettari per la regolarizzazione (105,5 milioni di euro complessivi) e i costi amministrativi (75,2 milioni di euro).

300 milioni per lo Stato. Con la regolarizzazione di 177 mila lavoratori domestici, la “sanatoria” ha permesso un’entrata aggiuntiva di 0,3 miliardi tra IRPEF e contributi, che si vanno ad aggiungere agli importi fiscali dei lavoratori domestici regolari (1,5 miliardi). Nel settore restano ancora oltre 1 milione di lavoratori domestici in nero (non solo stranieri). Se questi lavoratori avessero un regolare contratto di lavoro, lo Stato riceverebbe ulteriori 1,8 miliardi, portando le entrate fiscali a 3,6 miliardi.

Dati regionali. A livello regionale, quasi un quarto delle domande di regolarizzazione è avvenuto in Lombardia (23,6%). Seguono Campania (15,9%) e Lazio (10,8%). Queste tre regioni da sole hanno registrato il 50% delle richieste di regolarizzazione.

Il peso della componente del lavoro domestico è maggiore al Nord, superando il 90% in Lombardia e Liguria, mentre tocca i valori minimi in Sicilia e Molise.

Dati provinciali. La città con più domande di regolarizzazione è Milano (22 mila), seguita da Napoli (19 mila) e Roma (17 mila).

Tra le prime cinque province, ben tre sono della Campania: oltre a Napoli, anche Caserta e Salerno hanno registrato oltre 5 mila domande. Tra le prime 20 province per numero assoluto di domande pervenute, compaiono comunque molte città del Nord.

Se osserviamo la classifica per impatto sulla popolazione straniera residente, notiamo una netta prevalenza delle città del Sud.

Tra le prime otto, quattro sono in Campania e quattro in Puglia. Ben tre capoluoghi del Sud avranno un incremento della popolazione straniera superiore al 10%: Napoli (14,2%), Caserta (13,2%) e Bari (10,3%).

I dati sono stati elaborati dall’Osservatorio Nazionale DOMINA sul lavoro domestico. Grafici e tabelle sono disponibili nel comunicato dell’Osservatorio.

SARDEGNA CAPOFILA PER NUMERO DI LAVORATORI DOMESTICI ITALIANI

Aumentano colf e badanti italiani nell’Isola.

In Sardegna aumentano badanti e colf regolari: +15,5% dal 2012 con una netta prevalenza di badanti a quota 67,8% (dati Osservatorio Nazionale DOMINA). Nell’isola, inoltre, in controtendenza rispetto al resto del Paese, la maggioranza di colf e badanti regolari sono italiane: 38.144 su 47.072, oltre l’81%.

“Le ragioni di questi dati – commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico – vanno ricercate in una normativa regionale lungimirante che sostiene le famiglie e agevola l’emersione del lavoro nero.”

La Sardegna ha istituito un Fondo per la non autosufficienza (art. 34 legge 2 del 29/05/2007) con cui eroga annualmente finanziamenti ai Comuni per interventi socio-assistenziali. Esiste anche un programma sperimentale a sostegno dei nuclei familiari per la cura dei casi più gravi con contributi economici pari a 3.000 € l’anno da destinare al lavoratore domestico regolare che assiste la persona non autosufficiente.

Quarantena per chi proviene da Romania e Bulgaria, scatta l’allarme badanti

Quarantena per chi proviene da Romania e Bulgaria, scatta l’allarme badanti

Il ministro della Salute Roberto Speranza ha disposto la quarantena per chi abbia soggiornato, negli ultimi 14 giorni, in Romania e Bulgaria: è la prima volta dalla riapertura delle frontiere che due paesi Schenghen vengono esclusi dalla libera circolazione.

Tra gli effetti dell’ordinanza, valida fino al 31 luglio, non si può sottovalutare l’allarme badanti. I Paesi dell’est Europa rappresentano, infatti, il 40,9% di tutti i lavoratori domestici regolari che operano in Italia, più di 347mila (dato ISTAT 2019). Dalla Romania, tra l’altro, proviene la comunità di stranieri più numerosa: il 1 gennaio 2020 erano censiti, nel nostro Paese, più di 1,2 milioni di romeni, quasi un quarto del totale degli stranieri.

Secondo le stime dell’Osservatorio Nazionale DOMINA sul Lavoro Domestico, il 30% della popolazione proveniente dalla Romania è occupato nei servizi alla persona.

I problemi sollevati da questa scelta – afferma Lorenzo Gasparrini, segretario generale di DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico, sono molti. “La questione più urgente è dove faranno la quarantena le badanti conviventi? Sicuramente non nella casa del datore di lavoro. Le famiglie non hanno obblighi per il soggiorno alternativo e lo Stato deve aprire gli hotel per questi lavoratori che non sanno dove andare a vivere durante la quarantena”. Il momento non è facile: “dall’est Europa – continua Gasparrini – stanno rientrando poche badanti e le famiglie sono alla ricerca di lavoratrici italiane. Registriamo inoltre un aumento preoccupante delle vertenze di lavoro post-lockdown”.

Le badanti dell’Est stanno rinunciando alle ferie per paura della quarantena in Romania, Moldavia o Ucraina e perché, una volta tornate in Italia, dovrebbero sottoporsi a un’ulteriore quarantena.

La  preoccupazione più grande che invita alla prudenza è che queste lavoratrici sono a contatto giornalmente con anziani e persone immunodepresse. Se non venisse preso alcun provvedimento si rischierebbe un nuovo caos, come quello esploso nelle Rsa.

Ordinanza

Lavoro domestico, rallentano le domande di regolarizzazione

Rallentano le domande di regolarizzazione per il lavoro domestico e le richieste sono basse rispetto all’informalità stimata nel settore (58,3%). “Nonostante un panorama potenziale di 250mila lavoratori la sanatoria ne ha coinvolti solo 97.968, meno della metà“ denuncia Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico.

Gli ultimi dati, analizzati dall’Osservatorio DOMINA, indicano una diminuzione delle richieste: nelle prime due settimane di luglio ne sono arrivate 36.557, il volume è calato di circa 3.000 rispetto alle ultime due settimane di giugno, quando era stato registrato un incremento di 39.716 richieste. “Se teniamo conto anche delle domande in lavorazione – commenta Gasparrini – il calo totale è di 5.000 richieste.

La crisi di liquidità e l’incognita dei costi della regolarizzazione INPS si stanno facendo sentire, con il calo del PIL stimato dall’Istat all’8% per il 2020 si prospetta un’ulteriore riduzione dei contratti regolari che già nel 2019 sono scesi dell’1,8% rispetto al 2018. Il primo passo per arginare il fenomeno è adottare politiche che alleggeriscano il carico fiscale, riducendo il divario tra il costo di un lavoratore domestico regolare e quello di uno irregolare”.

Dati lavoratori domestici – Analisi Osservatorio DOMINA

La regolarizzazione 2020 vale 160 milioni di Euro

849 mila domestici regolari. Secondo i dati INPS 2019, i lavoratori domestici regolari sono in lieve calo rispetto al 2018 (-1,8%). Dal 2012 (anno dell’ultima regolarizzazione), si è registrata una perdita netta di 165 mila unità (-16,3%). Distinguendo per tipologia di mansione, si registra una modesta prevalenza di Collaboratori familiari (Colf, 52%) sugli Assistenti familiari (Badanti, 48%). In realtà negli ultimi anni sono costantemente aumentate le badanti (+11,5% dal 2012) e diminuite le colf (-32,1%).

1,2 milioni non in regola (in totale 2 milioni). In realtà, da fonti Istat sappiamo che il tasso di irregolarità nel settore domestico è del 58,3%[1], per cui la componente registrata all’Inps rappresenta meno della metà del totale. Complessivamente, il numero di lavoratori domestici è dunque sostanzialmente stabile intorno ai 2 milioni di unità.

Aumentano le badanti italiane. Tra gli assistenti familiari (badanti), gli stranieri hanno registrato un lieve ma costante calo dal 2012 (-5,2%), mentre gli italiani invece sono più che raddoppiati (+125,8%). Anche tra i collaboratori domestici, gli stranieri hanno registrato un netto calo dal 2012 al 2019 (-41,7%), mentre gli italiani sono pressoché invariati (+1,4%).

Sebbene gli stranieri siano ancora in netta maggioranza (70,3%), otto anni fa questa percentuale era nettamente maggiore (81,1%): mentre gli stranieri sono diminuiti (soprattutto tra i collaboratori domestici), gli italiani sono aumentati (prevalentemente tra gli assistenti familiari).

Per l’analisi intera, completa di grafici e tabelle, inviare una e-mail a osservatorio@associazionedomina.it

9 moduli formativi per combattere il Covid-19 in ambito domestico

Sicurezza in prima linea nel lavoro domestico.

Gli enti bilaterali del lavoro domestico tornano in campo per favorire la sicurezza di lavoratori domestici e assistiti. In un lavoro dove il distanziamento sociale non è sempre possibile servono regole chiare e suggerimenti per arginare il contagio.

Ebincolf e Cas.Sa.Colf, insieme a Medici Senza Frontiere, hanno progettato nove moduli formativi sui comportamenti da adottare durante la pandemia quando in casa ci sono persone fragili come anziani o bambini. I moduli di formazione spiegano in modo chiaro ciò che un lavoratore domestico, badanti in primis, devono sapere per tutelare la propria salute e quella della persona assistita.

I moduli dedicati al lavoro domestico rappresentano un vero e proprio vademecum per rendere sicuro il luogo di lavoro. L’esperienza di Medici Senza Frontiere nella gestione di epidemie complesse come ebola e colera ha portato allo sviluppo di moduli formativi di alto livello partendo da conoscenze in campo internazionale.

Medici Senza Frontiere è una ONLUS (Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale) e una ONG* (Organizzazione non governativa) che interviene in tutte le emergenze umanitarie. Medici, infettivologi e infermieri stanno lottando per fermare la pandemia da COVID-19 in oltre 70 paesi del mondo. Da quasi 50 anni la missione di MSF è portare cure mediche e fare informazione ovunque ce ne sia bisogno.

L’elaborazione dei moduli formativi è partita da un’analisi dei soggetti più fragili e dei loro bisogni. Le assistenti familiari, soprattutto quelle senza regolare contratto, sono una categoria ad alto rischio di contagio poiché con scarso accesso a salute e informazioni corrette.

I moduli possono essere scaricati gratuitamente. Consigliamo a tutte le famiglie datori di lavoro domestico di leggerli e di condividerli con i propri lavoratori domestici (badanti, colf, baby-sitter).

Versione italiana

English version

Procedura di emersione del lavoro domestico

Regolarizzare colf e badanti con la sanatoria 2020

Per i datori di lavoro domestico italiani o stranieri, con il decreto Rilancio art. 103 del decreto legge 19 maggio 2020, n.34 è prevista la possibilità:

  • di sottoscrivere un nuovo rapporto di lavoro subordinato,
  • di dichiararne uno irregolarmente instaurato con cittadini italiani o stranieri presenti sul territorio nazionale prima dell’8 marzo 2020.

 

La presenza dei lavoratori domestici prima dell’8 marzo dovrà essere verificabile attraverso almeno una delle seguenti modalità:

  • i rilievi fotodattiloscopici,
  • la dichiarazione di presenza di cui alla legge 28 maggio 2007 n. 68,
  • una documentazione di data certa, proveniente da organismi pubblici.

 

Le domande potranno essere presentate dal 1° giugno al 15 luglio presso:

 

Prima della presentazione dell’istanza, i datori di lavoro sono tenuti al pagamento di un contributo di 500 Euro per ciascun lavoratore. Il versamento dovrà essere effettuato utilizzando esclusivamente il modello di pagamento “F24 – REDT 2020” – scaricabile sul sito dell’Agenzia delle Entrate e del Ministero dell’Interno.

In caso di dichiarazione di sussistenza di un rapporto di lavoro è previsto anche il pagamento di un contributo forfettario per le somme dovute dal datore di lavoro a titolo retributivo, contributivo e fiscale.

 

Chi può presentare domanda?

Le istanze potranno essere presentate da:

  • cittadini italiani,
  • cittadini di uno Stato membro dell’Unione europea,
  • stranieri titolari di permesso di soggiorno UE di lungo periodo.

 

La procedura di emersione potrà essere attivata solo da coloro che hanno un reddito imponibile:

  • non inferiore a 20mila euro in caso di nucleo familiare con una sola persona percettore di reddito,
  • non inferiore a 27mila euro in caso di nucleo familiare composto da più conviventi.

 

I requisiti reddituali non si applicano ai datori di lavoro domestico affetti da patologie o disabilità che ne limitano l’autosufficienza, che presentano l’istanza per un lavoratore domestico straniero addetto alla propria assistenza.

 

Tutte le indicazioni per la procedura di emersione del lavoro domestico sono contenute nella circolare del Ministero dell’Interno e nel manuale INPS Emersione rapporti di lavoro.

 

Chi non può presentare domanda?

Non sono ammessi alla procedura i datori di lavoro che risultano condannati, negli ultimi 5 anni, anche con sentenza non definitiva, compresa quella adottata a seguito di applicazione della pena su richiesta ai sensi dell’art. 444 del codice di procedura penale, per:

  • favoreggiamento dell’immigrazione clandestina o per reati diretti al reclutamento di persone da destinare alla prostituzione o allo sfruttamento della prostituzione o di minori da impiegare in attività illecite, nonché per il reato di cui all’0art.600 del codice penale,
  • intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro ai sensi dell’art. 603-bis del codice penale,
  • reati previsti dall’articolo 22, comma 12, del Testo Unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 e successive modificazioni.

 

Saranno rifiutate anche le istanze del datore di lavoro che, a seguito di procedure di ingresso di cittadini stranieri per lavoro subordinato o di procedure di emersione dal lavoro irregolare di cittadini stranieri, non ha sottoscritto il contratto di soggiorno presso lo Sportello Unico per l’Immigrazione, o non ha provveduto alla successiva assunzione del lavoratore.

Per la richiesta del permesso di soggiorno temporaneo dei lavoratori domestici introdotta dall’articolo 103 del Decreto Rilancio consigliamo la lettura di Lavoro domestico, come richiedere i permessi di soggiorno temporanei.

Lavoro domestico, come richiedere i permessi di soggiorno temporanei

Il comma 2 dell’art.103 del decreto Rilancio, consente ai cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale alla data dell’ 8 marzo 2020, con permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019, non rinnovato o convertito in altro titolo di soggiorno, di richiedere un permesso di soggiorno temporaneo. Il documento sarà valido solo nel territorio nazionale, avrà durata di 6 mesi, convertibile per motivi di lavoro se nel termine della sua durata il cittadino esibisce un contratto di lavoro subordinato o la documentazione comprovante lo svolgimento dell’attività lavorativa nel settore del lavoro domestico.

Le istanze potranno essere presentate dal 1° giugno 2020 al 15 luglio 2020. La domanda deve essere presentata esclusivamente presso gli uffici postali ‘sportello amico’, inoltrando il modulo di richiesta del permesso di soggiorno compilato e sottoscritto dall’interessato. Il costo è fissato in 30,00 Euro.

Prima della presentazione dell’istanza, inoltre, il richiedente dovrà versare un contributo forfettario di 130,00 Euro, utilizzando il modello  F24 (RECT 2020) scaricabile dal sito dell’Agenzia delle entrate.

I documenti per richiedere il permesso di soggiorno temporaneo sono:

  • passaporto o attestato consolare rilasciato dal Paese di origine;
  • documentazione comprovante la presenza sul territorio nazionale alla data dell’8 marzo 2020;
  • comprovare di aver svolto attività di lavoro nel settore del lavoro domestico.

 

A causa della situazione di emergenza dovuta all’epidemia da Covid-19, fino al 10 giugno compreso, l’accesso agli uffici postali “sportello amico” per le richieste di permesso di soggiorno sarà possibile solo  con  ripartizione per cognome.

Alla consegna del modulo di richiesta del permesso di soggiorno sarà rilasciata una ricevuta con le informazioni per soggiornare in Italia e per svolgere attività lavorativa nel settore del lavoro domestico.
Il cittadino straniero sarà convocato in Questura per valutare l’istanza e per il successivo rilascio del permesso di soggiorno temporaneo.

Per tutte le informazioni sulla procedura di richiesta si consiglia la lettura del decreto interministeriale che disciplina le modalità per la presentazione delle domande di permesso di soggiorno temporaneo.

Per l’emersione dei rapporti di lavoro domestico potete leggere Regolarizzare colf e badanti con la sanatoria 2020.

Incompatibilità bonus colf e badanti

Il bonus colf e badanti è stato attivato con il decreto Rilancio. Il sussidio a tutela dei lavoratori domestici ammonta a 500 Euro mensili e copre i mesi di aprile e maggio. Il contributo spetta a condizione che i lavoratori non siano conviventi con il datore di lavoro ed abbiano un contratto attivo di durata  superiore alle 10 ore settimanali.

Il bonus non è per tutti, le incompatibilità sono molte. Non potranno chiedere il contributo coloro che hanno usufruito delle seguenti misure incluse nel decreto-legge 17 marzo 2020, n.18:

  • indennità professionisti e lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa (art. 27);
  • indennità lavoratori autonomi iscritti alle Gestioni speciali dell’Ago (art. 28);
  • indennità lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali (art. 29);
  • indennità lavoratori del settore agricolo (art. 30);
  • indennità lavoratori dello spettacolo (art. 38);
  • reddito di ultima istanza a favore dei lavoratori danneggiati dal virus COVID-19 (art. 44).

Il bonus non spetta ai lavoratori domestici che:

  • saranno coinvolti nella procedura di emersione dell’art. 103 del decreto Rilancio,
  • percepiscono le “Nuove indennità per i lavoratori danneggiati dall’emergenza epidemiologica da COVID-19”,
  • percepiscono il reddito di emergenza (art. 82) o il reddito di cittadinanza nel caso in cui l’ammontare del beneficio sia pari o superiore alla quota delle indennità stesse.

Ai lavoratori appartenenti a nuclei familiari che ricevono il reddito di cittadinanza, per i quali l’ammontare del beneficio in godimento è inferiore a 500 Euro, in luogo del versamento dell’indennità si procederà ad integrare il beneficio del reddito di cittadinanza fino all’ammontare della stessa indennità dovuto in ciascuna mensilità. Infine, l’indennità non spetta ai titolari di pensione, fatta eccezione per l’assegno ordinario di invalidità e i titolari di rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato diverso dal lavoro domestico.

Il bonus potrà essere incassato in un’unica soluzione (1000 Euro totali per due mesi) e potrà essere chiesto sul sito Inps o presso gli intermediari autorizzati. Il decreto Rilancio non da dettagli in caso di domestici regolarmente pagati dalle famiglie pur non lavorando nei mesi di quarantena. In linea teorica colf e badanti potrebbero accedere al beneficio anche in questi casi, ulteriori chiarimenti sono attesi in sede di conversione in legge.