Rapporto annuale DOMINA sul lavoro domestico 2020

Lavoro domestico 2020: tutti i dati del settore nel nuovo report

L’Osservatorio Nazionale DOMINA sul lavoro domestico ha rilasciato oggi il secondo Rapporto annuale di settore.

Il volume arriva a poco più di un anno di distanza dal primo testo pubblicato nel 2019. Nel nuovo report trovano spazio tutti i dati e i trend che caratterizzano il settore o che lo influenzano.
“In questa edizione, rispetto al vecchio testo c’è un nuovo tema: il COVID-19. La pandemia ha infatti devastato il settore del lavoro domestico, lasciando molti anziani soli e molti assistenti familiari senza lavoro” – Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale DOMINA.

Dallo studio emergono trend, problematiche, opportunità e note positive. In occasione dell’uscita del nuovo Rapporto annuale è stato pubblicato un video di lancio con alcuni dei principali dati del testo.

Il secondo Rapporto annuale sul lavoro domestico 2020:

Per una panoramica sulle statistiche e un primo approfondimento su trend e dati è possibile consultare il comunicato stampa del Rapporto annuale DOMINA 2020 sul lavoro domestico e alcune tabelli grafici riassuntivi.

Il testo del Rapporto annuale può essere scaricato in formato PDF sul sito dell’Osservatorio DOMINA.

Badanti a stretto contatto con anziani e malati: alto il rischio contagio Covid-19

Associazioni datoriali e sindacati dei lavoratori chiedono al ministro della Salute “l’esplicito inserimento dei lavoratori domestici nella prima categoria dei soggetti cui sarà somministrato il vaccino”

Due donne anziane sono state contagiate dalla propria colf, a Eboli, e una delle due è morta. I lavoratori domestici operano a strettissimo contatto con le persone più vulnerabili e perciò dovrebbero essere una delle categorie a ricevere per prime il vaccino anti Covid.

La denuncia arriva da tutte le parti sociali del settore (Fisascat, CGIL Filcams, UILTuCS, Federcolf, Fidaldo e DOMINA). In un avviso comune al ministro della Salute Roberto Speranza le associazioni datoriali e i sindacati dei lavoratori chiedono “l’esplicito inserimento dei lavoratori domestici addetti alla cura domiciliare di anziani, bambini e persone fragili, nella prima categoria dei soggetti cui sarà somministrato il vaccino, al pari degli operatori socio-sanitari”.

Il Rapporto annuale 2020 sul lavoro domestico, curato dall’Osservatorio DOMINA, dà l’idea delle dimensioni della questione. Nel 2019 le badanti regolari in Italia erano 407mila, in costante aumento dal 2012 (+11,5%), anche se occorre tener presente che il tasso di irregolarità sfiora il 60%. Gli stranieri prevalgono nettamente, ma hanno registrato un lieve e costante calo dal 2012, passando da 319mila a 302mila (-5,2%). I lavoratori domestici italiani, al contrario, sono più che raddoppiati: da 47mila a 105mila (+125,8%).

Lorenzo Gasparrini, segretario generale di DOMINA, commenta così la denuncia delle parti sociali. “Badanti e baby sitter per tipologia di mansioni e per fattori di rischio devono essere equiparate, come di desume dagli stessi indirizzi dell’Oms, agli operatori socio-sanitari. È l’unico modo che abbiamo per tutelare i lavoratori e i loro assistiti”.

Lavoro domestico tra i settori più colpiti dalla pandemia

Lavoro domestico tra i settori più colpiti dalla pandemia

Il lavoro domestico è tra i settori che più hanno risentito della pandemia in corso, ma nel 2020 colf e badanti regolari superano il milione.

Anche il lavoro domestico, ai tempi della pandemia, sta accusando il colpo, perché composto dalle fasce più deboli della società. La forte componente di lavoro nero nel settore, poi, non giova: secondo i dati ISTAT quasi il 60% del lavoro domestico si svolge in una condizione informale o irregolare.

Durante il lockdown e con le attuali limitazioni agli spostamenti anche all’interno di una stessa regione, non è possibile per i domestici non in regola recarsi sul posto di lavoro. Questo fatto ha reso necessario un intervento normativo di regolarizzazione e ha favorito le assunzioni: 50.401 solo a marzo 2020, (+58% rispetto a marzo 2019).

Il II Rapporto annuale sul lavoro domestico 2020, pubblicato da DOMINA, su dati Inps, evidenzia come le prime sei regioni italiane che hanno registrato un saldo positivo nel marzo 2020 rispetto al 2019, sono quelle del sud, dove il lavoro irregolare ricopre un ruolo importante: Sicilia + 233,6%, Basilicata +210,6%, Molise +185,5%, Puglia +163,6%, Campania +121,0%, Calabria +99,3%. Le regioni con il saldo positivo inferiore sono invece il Lazio +31,4%, Trentino Alto Adige +17,8% e la Lombardia con +17,0%. Anche il saldo nazionale febbraio-giugno 2020 è positivo: 18.344 occupati in più rispetto allo stesso periodo del 2019.

“Il lavoro domestico è uno dei settori che più sta risentendo degli effetti della pandemia e delle misure per contrastarla”, dichiara Lorenzo Gasparrini, segretario generale di DOMINA, Associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico. “Soprattutto nella cura di malati e persone disabili – continua Gasparrini – presenta il grande problema della sicurezza sul lavoro. Lo dimostrano due aspetti: l’impossibilità di applicare il distanziamento sociale e di verificare il rispetto delle norme tra le mura domestiche”.

Si consiglia la lettura del nuovo dossier pubblicato dall’Osservatorio DOMINA per un approfondimento sui dati del comunicato stampa: dossier n.12 “Lavoro domestico e l’emergenza Covid-19”.

Decreto Ristori, mancano misure a sostegno del lavoro domestico

Decreto Ristori, mancano misure a sostegno del lavoro domestico

L’Associazione DOMINA chiede la modifica del decreto Ristori

DOMINA, Associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico, anche a seguito della memoria della Banca d’Italia alle commissioni competenti del Senato sul disegno di legge che dovrebbe convertire il cosiddetto decreto Ristori, segnala l’assoluta mancanza nel provvedimento di sostegni economici per i lavoratori impiegati nel comparto domestico sospesi dall’attività lavorativa a causa della pandemia. Anche nella seconda ondata COVID19 il lavoro domestico non è soggetto a misure equivalenti alle altre categorie.

“Abbiamo chiesto da tempo alle Istituzioni l’applicazione della cassa integrazione in deroga anche per il nostro settore”, afferma Lorenzo Gasparrini, segretario generale di DOMINA, “ora chiediamo che il Parlamento modifichi il decreto. La nostra preoccupazione è che, in assenza di un intervento, le famiglie procederanno a licenziamenti diffusi, come già avvenuto i mesi scorsi”. Continua: “Le famiglie non possono continuare a sostenere economicamente le proprie colf, badanti e babysitter che non possono prestare lavoro a causa del COVID19. È notizia di ieri che in Italia il reddito reale delle famiglie nel II trimestre è sceso del 7,2% a causa di assenza di aiuti e tutele durante la pandemia. Invece, grazie agli aiuti statali, negli altri Paesi sviluppati, il reddito disponibile è aumentato del 5,3%. ”.

Altra richiesta è l’indennità per i lavoratori domestici, assente nel recente Dpcm. Una misura necessaria, che nei primi mesi della pandemia ha dato respiro a oltre 200mila addetti del comparto: accolte 219.396 domande per un importo di 219mln di euro. Norma che tuttavia ha escluso più del 50% degli 860mila lavoratori domestici regolari, soprattutto quelli conviventi con i datori di lavoro. Di contro, i beneficiari sono stati appena un quarto (25,6%) di tutti i lavoratori domestici regolari in Italia.

Lavoro domestico e pandemia. Serve sostegno alle famiglie e a colf, badanti e babysitter

Il settore del lavoro domestico è in difficoltà e l’ultimo Dpcm non basta. C’è preoccupazione tra famiglie, lavoratori e operatori del settore, sulle ripercussioni socio-economiche del Dpcm del 3 novembre per il contenimento della diffusione del Covid-19.

Per le zone rosse non si parla di ammortizzatori sociali e sicurezza del lavoro. Eppure, nelle quattro regioni con le misure più restrittive, secondo i dati del Rapporto 2020 sul lavoro domestico dell’Osservatorio Nazionale DOMINA, gli oltre 237mila lavoratori domestici producono un valore aggiunto annuo di 5,54 miliardi di euro.

In Lombardia la cura della casa e l’assistenza domiciliare a bambini e anziani vale 3,7mld; in Piemonte 1,4mld (con quasi 68mila colf e badanti); in Calabria 400 milioni; 40 milioni in Valle d’Aosta.

Molte mansioni del lavoro di assistenza e di cura non permettono il distanziamento sociale richiesto per evitare il diffondersi del virus. Questo alimenta le paure di contagio e ha portato, nella prima ondata del Covid-19, molti lavoratori e famiglie a richiedere la sospensione totale o la riduzione delle ore di erogazione della prestazione lavorativa. Il rischio che la storia si ripeta anche in questo periodo è alto.

Per Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico, il decreto non affronta la questione economica. “Qualora la retribuzione dovesse essere sospesa, non è previsto l’utilizzo della cassa integrazione”.

Sugli aiuti alle famiglie Gasparrini chiede al governo un impegno maggiore e propone che “il cosiddetto bonus babysitter, annunciato dal Ministro Bonetti, sia legato al recente Contratto nazionale del lavoro domestico (CCNL) e non concesso solo attraverso lo strumento del libretto famiglia, utile per le prestazioni occasionali”.

I lavoratori che utilizzavano il Libretto Famiglia fino a febbraio 2020 erano meno di 10 mila ogni mese. A marzo 2020 sono stati oltre 66 mila, per arrivare a quasi 186 mila nel mese di a giugno, a seguito del 1° bonus babysitter. Complessivamente, l’importo erogato tramite Libretto Famiglia, in quel periodo, è aumentato di quasi 20 volte dal I semestre 2019 allo stesso periodo 2020, passando da 14 milioni di euro a 269 milioni. Naturalmente, anche l’importo medio per lavoratore è aumentato, in relazione all’aumento delle ore lavorate. Se nel 2019 si era superata solo una volta la soglia dei 300 euro mensili pro-capite, nel mese di 2020 l’importo medio ha raggiunto 566 euro, rimanendo sopra 500 euro anche nei mesi successivi. Continua Gasparrini: “nella tragedia emergenziale, il Governo premi e sostenga anche il lavoro domestico regolare contrattualizzato”.

Lavoro domestico, le famiglie italiane spendono 15,1 miliardi di euro l’anno

La spesa maggiore è per le ​badanti con 8miliardi; seguono le colf con 7,1miliardi.

Nel 2019 la spesa totale delle famiglie italiane per ​colf e badanti​ è stata di ​15,1miliardi​ di euro: 8mld per le ​badanti ​e 7,1mld per le ​colf​. Il dato, diffuso in anteprima, sarà pubblicato a gennaio dall’​Osservatorio Nazionale DOMINA sul Lavoro Domestico​ nel 2° ​Rapporto annuale​ del settore.

DOMINA e Fondazione Leone Moressa hanno elaborato dati statistici​ della Ragioneria generale dello Stato, di ​Istat ​e ​Inps ​includendo i costi per i lavoratori domestici non in regola, che rappresentano quasi il 60% del totale del settore. Se consideriamo solo il lavoro domestico regolare, invece, la spesa annua si attesta sulla cifra di 7,1 miliardi: 5,7mld di retribuzione netta più contributi previdenziali e Tfr.

A determinare il ​costo ​del lavoratore domestico è l’orario medio settimanale, ma anche il livello oltre agli anni di servizio. I costi annui variano dai 2mila euro (5 ore a settimana) ai quasi 15mila per una assistenza di 54 ore con convivenza.

Quante famiglie possono sostenere la spesa con la sola pensione dell’assistito? La maggior parte dei pensionati (il 55%) può permettersi solo un’assistenza di 5 ore a settimana, ma se le ore passano a 25 la percentuale di chi può usufruirne cala drasticamente (20%).

Nel caso di​ assistenza a persone non autosufficienti​ la situazione precipita; Solo il 6-8% dei pensionati può permettersela; se il personale è preparato la percentuale si abbassa al 4%.

“Per le famiglie l’​assistenza degli anziani​ in casa è un costo gravoso: 8 miliardi solo per i lavoratori regolari. Abbiamo calcolato che questo impegno determina un ​risparmio per lo Stato​ pari a 10,9 miliardi di euro annui per i minori costi di gestione delle strutture per l’assistenza”, afferma ​Lorenzo​ ​Gasparrini​, Segretario Generale di DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico.

LAVORO DOMESTICO, RINNOVATO IL CONTRATTO COLLETTIVO

Nuovo CCNL per datori e lavoratori domestici.

 Le Parti Sociali, al termine di un lungo percorso di contrattazione, firmano il rinnovo del CCNL sulla disciplina del rapporto di Lavoro Domestico.

“Il nuovo testo – afferma Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, Associazione Nazionale famiglie datori di lavoro domestico –  si rivolge ad un pubblico potenziale, contando anche il lavoro sommerso del settore (circa 58,3%), di 4 milioni di persone tra famiglie e lavoratori domestici. Questo CCNL si applica ad un settore che produce l’1,3% del PIL (18,96 miliardi di € di Valore Aggiunto)”.

Tra le principali novità ci sono:

  • l’estensione del periodo di prova a 30 giorni per tutti i lavoratori domestici,
  • l’indennità mensile di 100 € per i lavoratori CS o DS addetti all’assistenza di più di una persona non autosufficiente,
  • il livello unico per le baby-sitter,
  • aumento retribuzioni.

Nel nuovo CCNL è stato introdotto il valore della formazione. Punto fondamentale per dare dignità al lavoratore domestico e maggior tutela alla famiglia. “L’invecchiamento della popolazione – commenta Lorenzo Gasparrini – sta alterando il profilo del settore, negli ultimi anni sono costantemente aumentate le badanti (+11,5% dal 2012) e diminuite le colf (-32,1%). Il lavoro domestico sta diventando sempre più un lavoro di cura. Oltre all’attività di semplificazione del CCNL e di incremento delle tutele per datori e lavoratori svolto dalle Parti Sociali, serve una politica fiscale per sostenere le famiglie e incrementare l’emersione dal nero avviata con le 177.000 regolarizzazioni della Sanatoria”.

Scarica il contratto collettivo o consulta gli articoli del CCNL attraverso i menù dinamici presenti su questo sito.

LAVORO DOMESTICO PROTAGONISTA DELLA SANATORIA CON l’85% DELLE DOMANDE

220 mila domande di regolarizzazione, 177 mila nel settore domestico.

Le domande di regolarizzazione sono state 207 mila per il comma 1, di cui l’85% nel settore domestico e il 15% in quello agricolo, e 13 mila per il comma 2. La sola gestione amministrativa della regolarizzazione ha portato un gettito per lo Stato di 30,3 milioni di euro, saldo tra i contributi forfettari per la regolarizzazione (105,5 milioni di euro complessivi) e i costi amministrativi (75,2 milioni di euro).

300 milioni per lo Stato. Con la regolarizzazione di 177 mila lavoratori domestici, la “sanatoria” ha permesso un’entrata aggiuntiva di 0,3 miliardi tra IRPEF e contributi, che si vanno ad aggiungere agli importi fiscali dei lavoratori domestici regolari (1,5 miliardi). Nel settore restano ancora oltre 1 milione di lavoratori domestici in nero (non solo stranieri). Se questi lavoratori avessero un regolare contratto di lavoro, lo Stato riceverebbe ulteriori 1,8 miliardi, portando le entrate fiscali a 3,6 miliardi.

Dati regionali. A livello regionale, quasi un quarto delle domande di regolarizzazione è avvenuto in Lombardia (23,6%). Seguono Campania (15,9%) e Lazio (10,8%). Queste tre regioni da sole hanno registrato il 50% delle richieste di regolarizzazione.

Il peso della componente del lavoro domestico è maggiore al Nord, superando il 90% in Lombardia e Liguria, mentre tocca i valori minimi in Sicilia e Molise.

Dati provinciali. La città con più domande di regolarizzazione è Milano (22 mila), seguita da Napoli (19 mila) e Roma (17 mila).

Tra le prime cinque province, ben tre sono della Campania: oltre a Napoli, anche Caserta e Salerno hanno registrato oltre 5 mila domande. Tra le prime 20 province per numero assoluto di domande pervenute, compaiono comunque molte città del Nord.

Se osserviamo la classifica per impatto sulla popolazione straniera residente, notiamo una netta prevalenza delle città del Sud.

Tra le prime otto, quattro sono in Campania e quattro in Puglia. Ben tre capoluoghi del Sud avranno un incremento della popolazione straniera superiore al 10%: Napoli (14,2%), Caserta (13,2%) e Bari (10,3%).

I dati sono stati elaborati dall’Osservatorio Nazionale DOMINA sul lavoro domestico. Grafici e tabelle sono disponibili nel comunicato dell’Osservatorio.

SARDEGNA CAPOFILA PER NUMERO DI LAVORATORI DOMESTICI ITALIANI

Aumentano colf e badanti italiani nell’Isola.

In Sardegna aumentano badanti e colf regolari: +15,5% dal 2012 con una netta prevalenza di badanti a quota 67,8% (dati Osservatorio Nazionale DOMINA). Nell’isola, inoltre, in controtendenza rispetto al resto del Paese, la maggioranza di colf e badanti regolari sono italiane: 38.144 su 47.072, oltre l’81%.

“Le ragioni di questi dati – commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico – vanno ricercate in una normativa regionale lungimirante che sostiene le famiglie e agevola l’emersione del lavoro nero.”

La Sardegna ha istituito un Fondo per la non autosufficienza (art. 34 legge 2 del 29/05/2007) con cui eroga annualmente finanziamenti ai Comuni per interventi socio-assistenziali. Esiste anche un programma sperimentale a sostegno dei nuclei familiari per la cura dei casi più gravi con contributi economici pari a 3.000 € l’anno da destinare al lavoratore domestico regolare che assiste la persona non autosufficiente.

Quarantena per chi proviene da Romania e Bulgaria, scatta l’allarme badanti

Quarantena per chi proviene da Romania e Bulgaria, scatta l’allarme badanti

Il ministro della Salute Roberto Speranza ha disposto la quarantena per chi abbia soggiornato, negli ultimi 14 giorni, in Romania e Bulgaria: è la prima volta dalla riapertura delle frontiere che due paesi Schenghen vengono esclusi dalla libera circolazione.

Tra gli effetti dell’ordinanza, valida fino al 31 luglio, non si può sottovalutare l’allarme badanti. I Paesi dell’est Europa rappresentano, infatti, il 40,9% di tutti i lavoratori domestici regolari che operano in Italia, più di 347mila (dato ISTAT 2019). Dalla Romania, tra l’altro, proviene la comunità di stranieri più numerosa: il 1 gennaio 2020 erano censiti, nel nostro Paese, più di 1,2 milioni di romeni, quasi un quarto del totale degli stranieri.

Secondo le stime dell’Osservatorio Nazionale DOMINA sul Lavoro Domestico, il 30% della popolazione proveniente dalla Romania è occupato nei servizi alla persona.

I problemi sollevati da questa scelta – afferma Lorenzo Gasparrini, segretario generale di DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico, sono molti. “La questione più urgente è dove faranno la quarantena le badanti conviventi? Sicuramente non nella casa del datore di lavoro. Le famiglie non hanno obblighi per il soggiorno alternativo e lo Stato deve aprire gli hotel per questi lavoratori che non sanno dove andare a vivere durante la quarantena”. Il momento non è facile: “dall’est Europa – continua Gasparrini – stanno rientrando poche badanti e le famiglie sono alla ricerca di lavoratrici italiane. Registriamo inoltre un aumento preoccupante delle vertenze di lavoro post-lockdown”.

Le badanti dell’Est stanno rinunciando alle ferie per paura della quarantena in Romania, Moldavia o Ucraina e perché, una volta tornate in Italia, dovrebbero sottoporsi a un’ulteriore quarantena.

La  preoccupazione più grande che invita alla prudenza è che queste lavoratrici sono a contatto giornalmente con anziani e persone immunodepresse. Se non venisse preso alcun provvedimento si rischierebbe un nuovo caos, come quello esploso nelle Rsa.

Ordinanza