Lavoratrice domestica condannata, il punto di DOMINA

L’Associazione datoriale DOMINA esprime piena solidarietà alla lavoratrice domestica che si è vista anche condannare alle spese dalla Suprema Corte di Cassazione, dopo aver respinto e denunciato il familiare della sua assistita che, insistentemente e sotto minaccia, le manifestava attenzioni e richieste di carattere sessuale.

Gli Ermellini hanno deciso che se il datore di lavoro o un suo familiare si permette di avere delle attenzioni nei confronti della lavoratrice domestica, corredata da un’offerta di denaro e dalla minaccia di licenziamento in caso di rifiuto, non comportano il reato di tentata violenza sessuale.

“Quanto stabilito dalla recente sentenza della Corte di Cassazione mette in forte difficoltà l’intero settore del lavoro domestico”, afferma Lorenzo Gasparrini – Segretario Generale di DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico: “Il panorama dei reati compiuti nell’ambito domestico durante un rapporto di lavoro è variegato e annovera vari livelli di gravità. Si spazia, infatti, dai più comuni furti di beni preziosi (soldi, gioielli, pellicce), generi alimentari e detersivi. Fino ad arrivare, decisamente più gravi, a danneggiamenti, maltrattamenti, violenze o stalking”. Continua Lorenzo Gasparrini: “I fatti di cronaca raccontano che i reati avvengono sia nei confronti del datore di lavoro sia nei confronti del lavoratore, e nonostante DOMINA sia un’Associazione datoriale, non può tollerare o semplicemente avallare alcun comportamento “opaco” da parte della nostra categoria o situazioni di ‘grottesco squallore’ così come sono state rubricate dalla Suprema Corte”.

Conclude Lorenzo Gasparrini: ”Per fortuna, questi sono casi isolati poiché la maggior parte dei rapporti di lavoro domestico sono caratterizzati dalla serenità e dal rispetto reciproco delle parti”.

1,4 miliardi di € inviati in patria dai lavoratori domestici

900 mila lavoratori domestici regolari, oltre 2 milioni contando il sommerso

Calo demografico, “orfani bianchi”, problemi sociali. Ma anche nuovi investimenti, risparmi e contributo al paese d’origine. Sono solo alcune delle conseguenze della presenza di lavoratori domestici stranieri in Italia, analizzate dall’11° Dossier DOMINA “L’impatto del lavoro domestico nei Paesi d’origine”, presentato oggi a Roma.

 

8 lavoratori su 10 sono stranieri. Su poco meno di 900 mila lavoratori domestici in Italia (Fonte: INPS, proiezioni 2019), il 78% è straniero. Un quinto del totale viene da paesi Ue (soprattutto Romania), mentre quasi 6 su 10 sono extra-comunitari. Ad essi vanno aggiunti i lavoratori non in regola, raggiungendo quota 2 milioni.

I lavoratori domestici in Italia si concentrano principalmente in Lombardia e Lazio (insieme rappresentano quasi il 40% del totale). Rispetto alla popolazione residente, invece, l’incidenza maggiore è nel Centro Italia: Lazio (28 domestici ogni 1000 abitanti), Sardegna (26,9‰), Umbria (19,7‰). Mediamente, in Italia i lavoratori domestici sono 14,8 ogni 1000 abitanti.

 

Impatto socio-economico. Le rimesse rappresentano una fonte rilevante di entrata per i Paesi d’origine. In Moldavia, ad esempio, rappresentano il 21% del PIL. In Ucraina rappresentano il 12% del PIL e le Filippine l’8,6% circa. In particolare, possiamo stimare che i lavoratori domestici in Italia abbiano inviato in patria 1,4 miliardi di euro nel 2018, circa 2 mila euro pro-capite.

Dall’altro lato, l’esodo di molte donne (generalmente dall’Est Europa) determina situazioni di difficoltà: gli “orfani bianchi”, ad esempio, secondo dati Unicef sarebbero 350 mila solo in Romania e 100 mila in Moldavia. O, ancora, “burnout” o “sindrome Italia”, forme di depressive che colpiscono soprattutto donne sole che lavorano in Italia.

DOMINA nel network europeo con EFSI

DOMINA è entrata a far parte ufficialmente, come Associate Member, dell’EFSI (European Federation for Services to Individuals). L’EFSI rappresenta federazioni nazionali, associazioni e società coinvolte nello sviluppo e nella fornitura di servizi per la persona e domestici in Europa. Attraverso i suoi membri, è presente in 22 Stati membri dell’Unione Europea e cerca di far si che la peculiarità del settore domestico sia riconosciuta e che la fornitura e l’accesso ai servizi sia garantita grazie a condizioni economiche, sociali e legali adeguate.

Con il nuovo ruolo di membro associato, DOMINA fa il suo ingresso all’interno del network europeo e acquisisce un punto di vista privilegiato per approfondire lo studio del settore domestico e interagire con organismi specializzati nel settore dei servizi per la casa e per la persona.

La condivisione di intenti con EFSI è molto forte e siamo certi che da questa nuova collaborazione, grazie all’impegno profuso da entrambe le parti, si apriranno nuove possibilità di cooperazione in ambito europeo.

DOMINA ha sempre guardato con attenzione alle politiche messe in atto dagli Stati Membri nel lavoro domestico e agli organismi (associazioni, privati, enti, etc.) attivi nel settore. “L’obiettivo – commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA – è individuare best practice e nuovi interlocutori con cui avviare progetti di studio, campagne di sensibilizzazione e attività utili per dare valore al lavoro domestico e tutelare le famiglie”.

Sono in corso cambiamenti significativi della società (invecchiamento, migrazione, aumento donne lavoratrici, etc.) che riguardano non solo l’Italia ma tutti gli Stati Europei e che mettono a dura prova i sistemi di welfare e le finanze familiari.

Il fenomeno di invecchiamento della popolazione, ad esempio, porta ad una crescente domanda di servizi alla persona (in particolare l’assistenza domiciliare e servizi di pulizia domestica). E’ dovere delle autorità pubbliche sostenere la disponibilità, l’accessibilità, convenienza e qualità dell’offerta. Ed è obiettivo di DOMINA analizzare le problematiche del settore per collaborare con le Istituzioni alla creazione di politiche risolutive di lungo periodo. La partecipazione all’EFSI rappresenta un ulteriore passo in questa direzione.

Nuovi Minimi Retributivi 2019 per i lavoratori domestici

Come ogni anno sono stati resi noti i nuovi minimi retributivi per colf, badanti e baby-sitter. I nuovi valori delle retribuzioni per i lavoratori domestici, firmati oggi al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali dalle parti sindacali e datoriali, decorrono dal 1° gennaio 2019, con effetto retroattivo.

Di seguito la Tabella con i minimi retributivi del lavoro domestico valida per l’anno in corso e i valori del vitto e alloggio convenzionale.

 

Potete anche scaricare la tabella minimi retributivi 2019 in formato pdf.

 

Ricordiamo che anche i contributi INPS 2019 subiranno un  leggero aumento. Di solito l’INPS pubblica l’aggiornamento dei contributi da lavoro domestico nei primi giorni del mese di Febbraio, troverete le tabelle con i contributi INPS 2019 aggiornate nella sezione “contributi INPS” del nostro sito.

Includere le famiglie datori di lavoro domestico negli incentivi

In questi giorni di valutazione finale della bozza del decreto del reddito di cittadinanza, chiediamo al Governo, in particolare al Ministro Luigi Di Maio, di includere le famiglie datori di lavoro domestico tra i soggetti destinatari degli incentivi per l’assunzione dei lavoratori domestici beneficiari del Rdc.

“La nostra è una richiesta di equità – prosegue DOMINA – è un dovere portare all’attenzione del Governo e del Ministro Luigi Di Maio la voce di milioni di famiglie datori di lavoro domestico che ogni giorno, per necessità di varia natura, decidono di affidarsi alle cure di colf, badanti o baby sitter e che per troppo tempo sono state lasciate sole a gestire, anche economicamente, tutto il peso dell’assistenza dei non autosufficienti. Con il decreto del reddito e delle pensioni di cittadinanza – continua Gasparrini – siamo fiduciosi che le famiglie siano incentivate a regolarizzare i rapporti di lavoro permettendo così di contrastare l’irregolarità nel nostro settore pari a € 10mld”. “Le Famiglie italiane danno lavoro a circa due milioni di lavoratori, italiani e stranieri, producendo un PIL pari a 1.3 tra lavoro regolare e irregolare”. Conclude Lorenzo Gasparrini: “gli incentivi sarebbero per le famiglie un motivo valido per non cadere nell’irregolarità del lavoro domestico, tanto temuta con l’introduzione del Rdc, o comunque per uscire dal nero del nostro settore che coinvolge oltre un milione di rapporti di lavoro, ma soprattutto per avviare l’attesa modifica del regime fiscale del nostro settore.”

QUANDO A NATALE LA PENSIONE NON BASTA

“​​Anche in questo Natale l​e​​ f​amiglie e i nostri anziani stanno attingendo sempre più ai propri risparmi per far fronte alle spese quotidiane, regali, cure personali, mangiare, affitto e anche la retribuzione di dicembre della propria badante, compresa la tredicesima. Con scarse disponibilità economiche è difficile far fronte agli imprevisti della vecchiaia e soprattutto alla non autosufficienza. Ad oggi, i costi di un’assistente familiare sono proibitivi per oltre il 90% dei nostri pensionati”, commenta Lorenzo Gasparrini il Segretario Generale di DOMINA. Continua: “Contando solo il reddito da pensione dell’assistito, solo l’8,1% dei pensionati può permettersi la badante (livello CS). Più accessibile invece un’assistenza part time per poche ore: il 50% dei pensionati può permettersi una badante per 5 ore settimanali, e il 20% può permettersi 25 ore, anche considerato il reddito del coniuge, il risparmio medio per una persona di oltre 65 anni è di appena 3.817 euro annui se sola e 5.235 euro annui se coppia senza figli.

Alla luce della ricerca Auser e Spi Cgil uscita in questi giorni, DOMINA conferma l’analisi prospettata che la questione della non autosufficienza  è una vera e propria emergenza nazionale che riguarda i nostri anziani e tutte le famiglie.  DOMINA auspica che il Governo promuova la progettazione di un piano di supporto ad ampio raggio e di lungo periodo”.

Il progressivo invecchiamento demografico e la crescente partecipazione delle donne al mercato del lavoro, uniti al progressivo calo della spesa pubblica per la famiglia e l’assistenza, hanno determinato negli ultimi anni un forte aumento della richiesta di servizi di assistenza a domicilio da parte delle famiglie.

Ma, in tempi di crisi, le famiglie hanno risorse sufficienti per coprire l’assistenza agli anziani? Una badante* costa mediamente alla famiglia 16 mila euro annui, e solo l’8% dei pensionati può sostenere questa spesa contando solo sulla pensione.

Questo il quadro che emerge dalla ricerca DOMINA (Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico, firmataria del CCNL sulla disciplina del lavoro domestico) dal titolo “IL VALORE DEL LAVORO DOMESTICO”.

Convegno DOMINA Lavoro domestico e disabilità

In Italia ci sono circa 3,2 milioni di persone di età superiore ai 6 anni con almeno una limitazione funzionale, di cui 2 milioni e 500 mila sono anziani. “Questi numeri influenzano direttamente il settore del lavoro domestico – afferma Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico – una grossa fetta dei datori di lavoro, infatti, assume assistenti familiari per essere supportato nelle funzioni di movimento (circa 1,5 milioni di persone, il 2,6% della popolazione), nelle funzioni quotidiane (quasi 2 milioni di persone, il 3,4% della popolazione ha problemi nell’attività di cura della persona), nell’ambito della comunicazione, etc. Abbiamo dedicato una parte della Ricerca DOMINA al tema della disabilità proprio a causa dell’incidenza massiva del fenomeno nel settore”.

Il Dossier ‘Lavoro domestico e disabilità’ sarà presentato l’8 novembre a Roma (Sala Borghese – Hotel Excelsior). Nel volume sono esaminate le differenze territoriali, le situazioni abitative e la spesa dei comuni per l’assistenza alle persone disabili che rappresenta il 24% (1,7 miliardi) del totale delle risorse destinate alle politiche di welfare territoriale. “Dai dati si evidenzia che nel corso degli anni 2000 il fenomeno della disabilità risulta in declino: dal 6,1% del 2000 passiamo al 5,5% del 2013. Nella manovra del governo approdata in questi giorni alla camera, sul fronte della spesa vengono rifinanziati il fondo per le non autosufficienze (0,1 miliardi annui dal 2019), quello per le politiche sociali (0,12 miliardi annui dal 2019) e quello per le politiche per la famiglia (100 milioni annui dal 2019). Tuttavia, oltre alle risorse economiche servono anche politiche e servizi mirati sul territorio per dare respiro alle famiglie nel gravoso compito di assistenza”.

Scarica l’invito all’evento

Il 77% delle badanti e il 69% delle colf sono di origine straniera

Il 77% delle badanti e il 69% delle colf sono di origine straniera

In Italia, dal 2008 al 2017, la quota di immigrati regolarmente occupati è aumentata del 43%, passando da 1,7 milioni a quasi 2,5 milioni. Dal Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione della Fondazione Leone Moressa, presentato ieri a Roma presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, emerge che le prime tre professioni con maggior percentuale di occupazione straniera sono quelle di colf, badante e addetto alla ristorazione mentre per gli italiani le prime tre professioni sono l’impiegato addetto alla segreteria, l’addetto alle vendite e l’addetto alla ristorazione. “La presenza massiva di stranieri nel lavoro domestico è una costante del settore da molti anni – afferma Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie datori di lavoro domestico”. Il 77% delle badanti e il 69% delle colf sono di origine straniera. “Gli stranieri – prosegue Gasparrini – si improvvisano come collaboratori domestici e assistenti familiari, nonostante, dal nostro Osservatorio si evince che molti hanno concluso con successo percorsi di studio di livello avanzato nel proprio Paese in settori completamente diversi: alcuni sono ingegneri, altri insegnanti, altri ancora sono medici. Eppure, il 34% è impiegato regolarmente in lavori non qualificati. Il dato è parziale poiché non tiene conto dei lavoratori in nero, circa 1 milione solo nel settore domestico (dati Ricerca DOMINA), e degli stranieri irregolari. Per questo motivo DOMINA è impegnata in attività di sensibilizzazione sull’importanza della regolarizzazione, al fine di valorizzare il lavoro domestico e tutelare le famiglie”

Aumentano i lavoratori domestici italiani ma non si può fare a meno degli stranieri

Tra i lavoratori domestici, gli occupati stranieri rappresentano il 73% del totale. Le colf straniere rappresentano il 69% e le badanti il 77% (Dati Inps). “DOMINA – afferma Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico – è contraria all’utilizzo di immigrati irregolari come colf e badanti, pratica che aumenta le vertenze ai danni della famiglia e non tutela la sicurezza dei lavoratori. La presenza di immigrati regolari, invece, rappresenta una risorsa importante nel settore domestico senza la quale molti anziani resterebbero soli e tante famiglie avrebbero difficoltà ad assicurare la giusta assistenza ai propri cari malati”. Le zone che risentirebbero maggiormente dell’assenza di questi lavoratori sono il Lazio (107.760 unità), la Lombardia (128.159 unità) e tutto il Centro-Nord, che presenta la quota maggiore di lavoratori stranieri”.

Dal 2012 al 2017 la percentuale dei lavoratori domestici italiani è aumentata del 24,2% a fronte di una diminuzione del 23,5% degli stranieri. “Negli ultimi anni il lavoro domestico ha acquisito maggiore dignità – continua Lorenzo Gasparrini – e molti italiani, soprattutto nella fascia di età over 50, stanno rivalutando la figura di assistente familiare come valida alternativa lavorativa, lo dimostra il fatto che dal 2012 al 2017 le badanti italiane sono aumentate del 97%”.

Formazione colf e badanti, DOMINA collabora con le Ambasciate

La cura della casa e l’assistenza a persona richiedono competenze specifiche e DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico sta formando lavoratori in tutta Italia. “Con i corsi 2018, 36 al momento quelli approvati, formeremo più di 1.000 lavoratori domestici – afferma Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA. La grande novità di quest’anno è rappresentata da accordi con Ambasciate e Consolati. Sono stati già stati avviati corsi patrocinati dall’Ambasciata delle Filippine, della Moldavia e dal Consolato del Perù. Una collaborazione voluta in virtù della forte presenza di lavoratori stranieri nelle famiglie.” Gli stranieri rappresentano il 73,1% dei lavoratori domestici regolari (dati INPS). La quota di nazionalità Filippina si attesta all’8% (la maggior parte impiegati come colf), l’America del Sud arriva al 6,8% mentre a farla da padrona è ancora l’Europa dell’Est da cui proviene quasi la metà dei lavoratori stranieri con il 43,8% (378.258 unità).

“L’iniziativa formativa è gratuita – prosegue Gasparrini – perché i corsi sono progettati per agevolare l’inserimento diretto nelle famiglie di figure professionali in grado di svolgere attività di carattere domestico e di assistenza alla persona: il percorso formativo affianca, infatti, attività teorica e attività di laboratorio prevedendo anche verifiche delle competenze acquisite”.

 

06-07-2018