Nuovo Bonus della Regione Lazio per colf e badanti

La regione Lazio attiva una misura di sostegno al reddito per Colf e badanti.

Il prolungarsi della crisi economica e sociale dovuta alla pandemia, ha determinato forti criticità nel settore dei servizi di assistenza familiare e domiciliare. A poco più di un anno dal primo lockdown, è ancora necessaria un’azione coordinata per contrastarne le gravi ricadute economiche e sociali, mettendo all’opera tutte le risorse disponibili. Per far fronte a questa situazione la Regione Lazio, mobilitando i fondi strutturali e di investimento europei dei Programmi operativi FSE e FESR del Lazio, ha attivato una nuova misura di sostegno al reddito per il settore del lavoro domestico.

L’avviso pubblico multimisura “Un ponte verso il ritorno alla vita professionale e formativa: misure emergenziali di sostegno economico per i soggetti più fragili ed esposti agli effetti della pandemia”, approvato con determinazione del 24 marzo 2021, n. G03194, e pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio n. 30 del 25 marzo, contiene 4 misure di sostegno al reddito e  misura 1 misura di contributo alla liquidità.

La Misura 1 dell’avviso è dedicata al settore del lavoro domestico: si tratta, infatti, di una misura di sostegno al reddito per colf e badanti.

Importo, requisiti e scadenze

L’importo del sostegno al reddito è di € 600,00 una tantum ed è destinato a colf e badanti in possesso di iscrizione di un rapporto di lavoro attivo nella Gestione dei Lavoratori domestici dell’INPS a partire dal 23 febbraio 2020, per un impegno complessivo superiore a 10 ore settimanali.

La Regione Lazio ha stanziato per la Misura 1 ben 3 milioni di Euro.

Per quanto riguarda i requisiti del bonus per colf e badanti, la regione richiede:

  • cittadinanza italiana o di uno Stato membro dell’Unione Europea o di uno Stato extra UE e in possesso di regolare permesso di soggiorno;
  • essere residente o domiciliato nella Regione Lazio;
  • essere in possesso di iscrizione del rapporto di lavoro nella Gestione dei Lavoratori domestici dell’INPS a partire dal 23 febbraio 2020, per impegno complessivo superiore a 10 ore settimanali;
  • non essere titolare di pensione, ad eccezione dell’assegno ordinario di invalidità, di altro di rapporto di lavoro dipendente a tempo determinato o indeterminato differente dal rapporto di lavoro domestico, del Reddito di Cittadinanza o del Reddito di Emergenza;
  • essere titolari di un conto corrente bancario o postale o in alternativa di una carta ricaricabile con codice IBAN.

Invio domande

Per presentare la propria candidatura, il lavoratore domestico dovrà presentare una domanda di partecipazione attraverso il sito: https://www.regione.lazio.it/avvisomultimisurasecondaedizione/

L’utente dovrà registrarsi sul sito, ottenendo le credenziali di accesso per compilare e firmare la domanda generata dall’applicativo.

La piattaforma sarà accessibile dalle ore 9:00 del 6 aprile alle ore 17 del 5 maggio 2021. Attenzione, in caso di esaurimento dei fondi la data di chiusura per la richiesta del bonus colf badanti potrebbe essere anticipata. Vi ricordiamo che i dati inseriti per la compilazione della domanda potranno essere liberamente modificati e rivisti fino al momento dell’invio telematico.

Per maggiori informazioni vi invitiamo a leggere l’avviso e l’allegato 1 pubblicati dalla Regione Lazio scaricabili in questa pagina.

Sure, il prestito europeo per lavoratori e servizi di baby-sitting

“Lo stanziamento di un’ulteriore tranche di 3,9 miliardi di euro del prestito Sure – lo strumento di sostegno temporaneo per attenuare i rischi legati alla disoccupazione a seguito della pandemia – è un’ottima notizia per il nostro settore”, dichiara Lorenzo Gasparrini, segretario generale di DOMINA. “Ci uniamo ai parlamentari europei e a quanti chiedono di trasformare il Sure in uno strumento permanente, che sostenga in modo concreto lavoratori e imprenditori nei momenti di difficoltà”, continua Gasparrini.

Grazie al Sure (finora il nostro Paese ha ricevuto 24,8 miliardi dei 27,4 assegnati dalla Ue all’Italia) il governo può pagare le indennità Covid anche per i lavoratori domestici. Durante la prima fase della pandemia furono 219mila le domande accettate dall’Inps, 219 milioni l’importo massimo erogato. “Ma i beneficiari furono solo il 25,8% dei lavoratori domestici regolari, perché l’indennità era destinata solamente ai lavoratori non conviventi con il datore di lavoro”, ricorda Gasparrini.

Per i datori di lavoro il beneficio economico può essere notevole: il Sure è una sorta di cassa integrazione europea, dunque potrebbe coprire il costo del lavoro nei periodi di inattività del lavoratore domestico (soprattutto in questo periodo di emergenza sanitaria) mantenendo attivo il contratto di lavoro.

Il prestito europeo copre anche il bonus per servizi di baby-sitting, aiutando moltissime famiglie in questo periodo difficilissimo, con scuole e asili chiusi. Su quasi 2,9milioni di potenziali famiglie beneficiarie, nella prima fase dell’emergenza erano state presentate 1,3 milioni di richieste (il 45% dei potenziali beneficiari); 1,7 miliardi di euro l’importo complessivo erogato (in media 256 euro a bambino). I dati statistici sono stati pubblicati dall’Osservatorio nazionale DOMINA nel Rapporto annuale 2020 sul lavoro domestico.

Vaccini: Figliuolo, ora priorità alle badanti

Il nuovo commissario ha riconosciuto la priorità per i 407mila lavoratori domestici che assistono disabili e persone non autosufficienti. Il plauso di DOMINA.

Il generale Francesco Figliuolo, nell’ambito del piano vaccini anti Covid, ha riconosciuto l’importanza della vaccinazione delle persone che si occupano quotidianamente di disabili e non autosufficienti: “Devono essere vaccinati i genitori, i tutori e i caregiver, i badanti per dirla in italiano, ovvero chi si occupa di queste persone, sarebbe delittuoso non farlo”, ha dichiarato il commissario per il contenimento e il contrasto dell’emergenza epidemiologica Covid-19.

“Finalmente le badanti sono considerate tra le categorie prioritarie, lo chiedevamo da mesi”, sottolinea Lorenzo Gasparrini, segretario generale di DOMINA, Associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico. “Vaccinare tutti i lavoratori domestici che accudiscono i nostri anziani significa proteggere anche loro”, continua Gasparrini.

In Italia le badanti regolari sono poco più di 407mila e sono in costante aumento (+11,5% dal 2012). La componente irregolare nel settore è molto alta e si attesta attualmente attorno al 57,6%. Dati statistici ed elaborazioni sul settore sono pubblicati dall’Osservatorio nazionale DOMINA nel Rapporto annuale 2020 sul lavoro domestico.

La maggior parte delle badanti regolari sono donne (92,2%), gli stranieri sono 302mila, gli italiani 105mila. Il 37% si concentra in sole tre regioni, Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana. Le province di Milano (32mila), e Roma (30mila) sono quelle in cui si registrano più presenze. Numeri assolutamente gestibili per una vaccinazione rapida delle lavoratrici e dei lavoratori domestici, dunque, se consideriamo che l’obiettivo a breve termine nel nostro Paese è di somministrare 500mila dosi al giorno.

Tutti i dati del settore del lavoro domestico sono disponibili nel Rapporto Annuale DOMINA 2020.

Vaccino anti Covid, va in scena la discriminazione delle badanti

Gli operatori delle Rsa hanno ricevuto il vaccino anti Covid e da ieri anche i caregiver. Perché le badanti, che fanno lo stesso lavoro, non hanno gli stessi diritti?

Sono iniziate ieri le vaccinazioni anti Covid per i caregiver, cioè i familiari che assistono un loro congiunto malato o disabile. Prima di loro, tutti gli operatori delle Rsa. E le badanti? Le mansioni sono le stesse. Si occupano della cura di persone non autosufficienti, la maggior parte anziani, spesso 24 ore su 24, ma non sono considerate tra le categorie prioritarie.

“È in atto una vera e propria discriminazione”, protesta Lorenzo Gasparrini, segretario generale di DOMINA, Associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico. “Se non si vaccinano al più presto le badanti, con le varianti del virus in circolazione, a rimetterci saranno gli anziani che si affidano alle loro cure, è una questione di sicurezza e di priorità”, continua Gasparrini.

In Italia le badanti regolari sono poco più di 407mila (elaborazioni Osservatorio Nazionale DOMINA su dati Inps, pubblicate nel Rapporto annuale 2020 sul lavoro domestico). Il 37% si concentra in sole tre regioni, Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana: sarebbero sufficienti 150mila vaccini per immunizzarle tutte. Per la provincia di Milano ne basterebbero 32mila, per quella di Roma 30mila. Numeri assolutamente gestibili, se consideriamo che nel Paese si somministrano ogni giorno più di 160mila dosi e che il dato è in costante crescita.

Sanatoria stranieri, solo 1.480 permessi di soggiorno su 207mila domande

Il settore del lavoro domestico è il più colpito: sono 177mila le richieste per colf e badanti. DOMINA si associa alla denuncia della rete “Ero straniero” 

Gravissimi ritardi nel rilascio dei permessi di soggiorno relativi alla campagna di emersione lanciata dal governo a maggio 2020. Su 207mila domande, concessi finora solo 1.480 permessi, meno dell’1% delle richieste. La denuncia proviene dalle associazioni che aderiscono alla rete “Ero straniero”.

Di quelle domande, 177mila (l’85% del totale) proviene dal settore del lavoro domestico, che risulta dunque il comparto più colpito dai ritardi burocratici. Le elaborazioni sui dati statistici del ministero dell’Interno, pubblicate dall’Osservatorio nazionale DOMINA nel Rapporto annuale 2020 sul lavoro domestico, forniscono ulteriori dettagli. Sette domande su dieci sono state inviate direttamente dalla famiglia datrice di lavoro, il 28,2% dai patronati, l’1,3% dai consulenti del lavoro. Per quanto riguarda le professionalità: quasi il 70% delle domande si riferisce a colf (122mila), poco più di 50mila a badanti (30%), meno di 2mila (1%) a baby sitter.

Anche DOMINA, dunque, lancia l’allarme e si associa alla denuncia: “una situazione inaccettabile: il Viminale deve assolutamente accelerare l’iter burocratico”, tuona Lorenzo Gasparrini, segretario generale di DOMINA, “soprattutto perché stiamo vivendo da un anno in una situazione di emergenza sanitaria, nella quale i lavoratori domestici stranieri e i loro assistiti sono i meno tutelati. E consideriamo anche il fatto che oltre un milione di operatori è senza contratto e di questi oltre 560mila sono stranieri che provengono da Paesi al di fuori dell’Unione europea”.

Scuole chiuse, tornano congedi parentali e bonus babysitter

Tra pochi giorni un decreto retroattivo del governo per replicare le misure della prima ondata Covid. Il commento del ministro Elena Bonetti, il parere positivo del settore lavoro domestico, i dati statistici delle misure 2020

 

Scuole nuovamente chiuse: il governo si prepara a replicare i bonus babysitter e i congedi parentali, agevolazioni introdotte nella prima ondata Covid. Sono scadute a fine dicembre, ma tra pochi giorni è previsto un decreto retroattivo con il tentativo di renderle più robuste. Gli strumenti saranno disponibili in caso di obbligo di didattica a distanza.  Lo smart working (per ora) viene esteso fino al 30 aprile. Positive la reazioni delle parti sociali del settore del lavoro domestico.

 

“In ogni caso — spiega il ministro per le Pari opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti — le misure dovrebbero essere retroattive: chi sceglierà il congedo potrà recuperare l’indennità dovuta, il bonus babysitter potrà essere utilizzato per pagare le ore già lavorate”. Continua la ministra: “Siamo al lavoro con il Mef e con il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Il governo è pronto e già in settimana dovremmo avere le prime risposte”.

 

Le misure riguardano i lavoratori dipendenti, del settore pubblico o privato, che hanno figli minori di 14 anni. Il congedo può essere richiesto da un genitore per volta, e non spetta a chi è in smart working. Per i giorni di congedo l’indennità è pari al 50% dello stipendio. Con i figli al di sopra dei 14 anni, il congedo resta comunque possibile, ma non è retribuito. In alternativa al congedo parentale, torna il bonus babysitter, misura destinata anche ai lavoratori autonomi.

 

“Il bonus baby sitter e i congedi parentali hanno rappresentato strumenti validi di supporto alle famiglie durante la prima ondata della pandemia. Valutiamo positivamente l’intenzione del governo di replicare queste misure di sostegno in un periodo cosi complicato, come quello che stiamo vivendo, per i lavoratori e per le famiglie”, dichiara Lorenzo Gasparrini, segretario generale di DOMINA.

 

I dati statistici del 2020

L’Osservatorio nazionale DOMINA sul lavoro domestico ha raccolto ed elaborato i dati statistici delle misure emanate nei primi mesi dell’emergenza sanitaria e li ha pubblicati all’interno del suo corposo Rapporto annuale 2020. L’importo massimo del bonus babysitter l’anno scorso variava da 1,2mila euro per i lavoratori dipendenti a duemila per quelli del settore sanitario o della pubblica sicurezza. Le domande presentate sono state complessivamente 1,3 milioni.

I richiedenti rappresentavano il 45% dei potenziali beneficiari totali (coppie o singoli genitori con figli 0-14 anni con genitori occupati). L’importo complessivo massimo è stato calcolato in 1,7 miliardi di euro (la cifra poteva in realtà essere dimezzata in caso di utilizzo dei congedi parentali), in media 256 euro a bambino. In nove regioni (nel Centro-Nord) la media superava quota 300 euro, con i valori massimi registrati in Umbria (382 euro) e in Veneto (380 euro).

Le Regioni del Sud hanno invece beneficiato in misura minore del bonus, con gli importi più bassi in Sicilia e Campania (rispettivamente 120 e 103 euro a bambino). La regione con più richieste è stata la Lombardia (282mila), seguita da Veneto (161mila) e Lazio (132mila).

Politiche attive per il lavoro, il settore del lavoro domestico auspica confronto col governo

DOMINA evidenzia i problemi del settore e propone alcune soluzioni concrete: necessaria una riforma fiscale per aiutare le famiglie, far emergere il nero, aumentare il gettito

In un passaggio del suo discorso programmatico Mario Draghi dichiara: “centrali sono le politiche attive del lavoro. Affinché esse siano immediatamente operative è necessario migliorare gli strumenti esistenti”. L’Osservatorio nazionale DOMINA, nel Rapporto annuale 2020 sul lavoro domestico evidenzia i problemi del settore e propone alcune soluzioni concrete per far ripartire un comparto che, come molti altri, sta soffrendo dopo un anno di pandemia e di recessione economica. Tra le questioni più importanti, la forte presenza di lavoratori irregolari (57,6% del totale) solo parzialmente mitigata dall’ultimo provvedimento nazionale di regolarizzazione. E ancora, la spesa delle famiglie: fino a 22mila euro annui per una badante convivente.

 

DOMINA ritiene necessaria e centrale una riforma della politica fiscale. Attualmente solo i datori di lavoro non autosufficienti possono detrarre il 19% dei contributi, per una cifra massima di 399 euro annui e possono operare una deduzione per massimo 453 euro annui. Il gettito fiscale attuale, riferito ai lavoratori regolari, ammonta a 1,5 miliardi di euro. Potenzialmente, se tutti i lavoratori irregolari (1,15 milioni) dovessero essere messi in regola, lo Stato incasserebbe 2,1 miliardi in più ogni anno.

Incentivare le assunzioni alleggerendo il costo del lavoro per le famiglie con deducibilità significative – DOMINA propone la retribuzione deducibile al 15% per le colf e al 30% per le badanti, oltre a contributi deducibili al 100% per entrambe le figure professionali -sarebbe anche un incentivo ad assumere in regola le lavoratrici e i lavoratori domestici. Comporterebbe, inoltre, maggiori tutele per le famiglie e i lavoratori e maggiori entrate per lo Stato.

“Un aspetto positivo che ho notato durante la pandemia”, afferma Lorenzo Gasparrini, segretario generale di DOMINA, “è stato il continuo contatto tra Istituzioni e associazioni di categoria a tutti i livelli, anche nel nostro. Il confronto costruttivo, supportato dai dati, è l’unica strada per rilanciare il settore con proposte concrete”. Gasparrini auspica che “anche con il neo-ministro del lavoro Andrea Orlando si possa dialogare e lavorare per realizzare insieme riforme utili ai lavoratori, ai datori di lavoro e al Paese”.

Povertà in crescita, urgente maggior sostegno a famiglie e disabili

Il 28% dei pensionati sotto la soglia dei 10mila euro lordi, pochissimi anziani non autosufficienti possono permettersi una badante. L’appello di DOMINA al governo.

 

Per rispondere alle necessità del Paese, l’ha ricordato Mario Draghi nelle suo discorso programmatico occorre “avvicinarsi ai problemi quotidiani delle famiglie”. Tra le questioni più preoccupanti la povertà, la cui incidenza in un anno (dal 2019 al 2020) passa dal 31% al 45%. “Tra i nuovi poveri – lo sottolinea ancora Draghi – aumenta il peso delle famiglie con minori, delle donne, dei giovani, delle persone in età lavorativa, di fasce di cittadini finora mai sfiorate dall’indigenza”.

 

E gli anziani non se la passano meglio. L’Osservatorio nazionale DOMINA, nel suo Rapporto annuale 2020 sul lavoro domestico, ha pubblicato i dati del Ministero delle Finanze che fotografano la condizione dei pensionati italiani. Il 28,3% percepisce meno di 10mila euro annui e il 66,1% è sotto la soglia dei 20mila (e si tratta di redditi lordi). Pochi anziani, dunque, possono permettersi badanti a tempo pieno o colf per più di qualche ora a settimana. Le persone non autosufficienti che possono permettersi un’assistenza contando solamente sulla propria pensione, per esempio, sono tra il 6 e l’8% se si avvalgono di lavoratori non formati. Nel caso di personale preparato la percentuale si abbassa al 4%.

 

L’Italia è tra i Paesi europei che spendono meno per famiglia, infanzia e disabilità. Tra il 2008 e il 2013 la percentuale del Pil destinata a queste tre voci è rimasta sempre compresa tra il 2,5% e il 2,9%, per poi registrare un piccolo aumento (+0,4 punti) nel 2014. Negli ultimi quattro anni il valore è rimasto pressoché costante, attestandosi nel 2017 al 3,4%. Siamo molto lontani dai valori dei Paesi scandinavi (Danimarca 8,4%, Svezia 6%, Finlandia 5,8%), ma anche dalla media Ue (4,3%).

 

Per Lorenzo Gasparrini, segretario generale di DOMINA, “Investire sulla famiglia significa scommettere sul futuro del Paese”. “Perciò chiediamo alle ministre Elena Bonetti ed Erika Stefani – continua Gasparrini – di dare continuità al lavoro durante il Governo Conte II, nonché concretezza ai buoni propositi del Presidente del Consiglio, mettendo in campo maggiori politiche di sostegno che possano anche rilanciare il settore del lavoro domestico. ”.

Migliorare le condizioni di lavoro delle donne per rilanciare il Paese

E’ uno degli obiettivi del governo Draghi e il lavoro domestico potrebbe essere una delle leve sulle quali agire, riducendo anche la pressione fiscale sulle famiglie

 

Migliorare le condizioni di lavoro delle donne è uno degli obiettivi del governo Draghi. L’ha esplicitato il Presidente del Consiglio nel suo discorso programmatico al Senato: “Il divario di genere nei tassi di occupazione in Italia rimane tra i più alti di Europa: circa 18 punti su una media europea di 10. La mobilitazione di tutte le energie del Paese nel suo rilancio non può prescindere dal coinvolgimento delle donne”. Draghi intende puntare “a un riequilibrio del gap salariale e a un sistema di welfare che permetta alle donne di dedicare alla loro carriera le stesse energie dei loro colleghi uomini, superando la scelta tra famiglia e lavoro”.

 

Se il tasso di occupazione femminile salisse dall’attuale 47% al 60%, secondo stime della Banca d’Italia, il PIL aumenterebbe del 7%. E il lavoro domestico potrebbe essere una delle leve sulle quali agire per l’inserimento di più donne nel mondo del lavoro. L’Osservatorio nazionale DOMINA, nel suo Rapporto annuale sul lavoro domestico, ha stimato la spesa delle famiglie italiane, per badanti e colf, in circa 14,8 miliardi l’anno. La spesa pubblica per l’assistenza agli anziani, secondo i dati della Ragioneria Generale dello Stato aggiornati al 2017, è di 21,6 miliardi. Senza il contributo delle famiglie lo Stato dovrebbe investire in assistenza quasi 10 miliardi in più rispetto a quanto spende attualmente.

 

La gestione del lavoro domestico da parte delle famiglie non solo consente allo Stato di risparmiare costi per l’assistenza, ma porta molti altri effetti positivi. Uno dei principali è quello di permettere alle donne italiane di entrare – e rimanere – nel mercato del lavoro. La conciliazione tra tempi di vita e lavoro, problema irrisolto da parte del sistema pubblico di welfare, viene di fatto assolta dal basso, attraverso l’incontro tra domanda e offerta gestito direttamente dalle famiglie. Si determina un circolo virtuoso che si autoalimenta: una maggior presenza di donne che lavorano rende necessaria l’opera di colf e badanti e, viceversa, più servizi di cura favoriscono l’ingresso delle donne nel mercato del lavoro.

 

“Se questa autogestione del welfare familiare garantisce standard qualitativi adeguati, ciò non deve determinare un arretramento dello Stato nella responsabilità della gestione della sanità e dell’assistenza alla persona, ma anzi dovrebbe rappresentare un contributo da valorizzare e premiare anche dal punto di vista fiscale”, suggerisce Lorenzo Gasparrini, segretario generale di DOMINA.

Rapporto annuale DOMINA sul lavoro domestico 2020

Lavoro domestico 2020: tutti i dati del settore nel nuovo report

L’Osservatorio Nazionale DOMINA sul lavoro domestico ha rilasciato oggi il secondo Rapporto annuale di settore.

Il volume arriva a poco più di un anno di distanza dal primo testo pubblicato nel 2019. Nel nuovo report trovano spazio tutti i dati e i trend che caratterizzano il settore o che lo influenzano.
“In questa edizione, rispetto al vecchio testo c’è un nuovo tema: il COVID-19. La pandemia ha infatti devastato il settore del lavoro domestico, lasciando molti anziani soli e molti assistenti familiari senza lavoro” – Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale DOMINA.

Dallo studio emergono trend, problematiche, opportunità e note positive. In occasione dell’uscita del nuovo Rapporto annuale è stato pubblicato un video di lancio con alcuni dei principali dati del testo.

Il secondo Rapporto annuale sul lavoro domestico 2020:

Per una panoramica sulle statistiche e un primo approfondimento su trend e dati è possibile consultare il comunicato stampa del Rapporto annuale DOMINA 2020 sul lavoro domestico e alcune tabelli grafici riassuntivi.

Il testo del Rapporto annuale può essere scaricato in formato PDF sul sito dell’Osservatorio DOMINA.